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Matera: meta a ferragosto perché no?

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Matera: meta a ferragosto perché no?

A Matera, sfruttando gli anfratti naturali, in maniera sempre più sistematica, l’uomo si insinua all’interno del banco calcarenitico giungendo a plasmarlo. Così facendo arriva a conferirgli la forma più consona rispetto alla destinazione d’uso prescelta. Questo lavorìo ottenuto “per via di levare” viene svolto prevalentemente all’interno. Pertanto, nel caso di edifici adibiti al culto, la corrispondenza degli elementi artistico-architettonici caratterizzanti la tipologia edilizia è rispettata. Contrapposto al lavoro di scultura degli interni, all’esterno si procede “per via di porre”. Tanto nel caso più semplice, tompagnando l’apertura naturale della cavità, quanto in quello più complesso, elevando veri e propri corpi di fabbrica esterni. La commistione di queste due tecniche edilizie fa di Matera uno scenario fuori dal comune, sia in senso architettonico che paesaggistico. Il sito è stato riconosciuto di interesse mondiale date le caratteristiche geo-morfologiche del suo territorio in cui ancora oggi sopravvivono tracce materiali delle capacità tecniche dell’uomo che nel corso dei millenni ha adattato il banco calcarenitico alle sue esigenze.

MATERA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Nei secoli IX-X, Matera, già contesa da Bizantini, Longobardi e Saraceni e logorata da battaglie, saccheggi e assedi, assistette all’insediamento delle comunità monastiche, provenienti dalla dalla Sicilia musulmana. La Basilicata e Matera non furono così innovate nel loro abituale sistema di costruzione che rinvenne nel territorio lucano la normalità di un insediamento del tutto consono alle proprie esigenze spirituali. Le chiese rupestri vennero, in molti casi, affrescate con le immagini sacre del Cristo, della Vergine, dei Santi, degli Apostoli. Data la simultanea appartenenza della Basilicata, nei secoli VII-X, a due diversi poli di lotta politico-religiosa, le chiese rupestri furono il portato di due diverse culture: la greca e la latina. La greca, facente capo ai “catapani” bizantini, la latina legata alla spiritualità romana dell’operante azione benedettina. Gli ordini religiosi, quello orientale e quello occidentale, Benedettino, divennero i canali attraverso cui bizantini e longobardi esercitarono il loro potere. La civiltà greca affiancò, la latina. Alcuni aspetti della cultura greca influenzarono la vita e le abitudini della popolazione indigena, senza provocare un radicale e profondo cambiamento del loro carattere latino.

Latina la lingua, longobardo il diritto, “romano” il clero.

Le influenze della civiltà bizantina contribuirono a rendere più ricca di contenuti la civiltà del Mezzogiorno d’Italia latino, successivamente vivificato dai Normanni. Questi ultimi, adottando una politica di tolleranza, agirono, nel corso dell’XI secolo, da catalizzatore tra le due culture e si posero come i diretti e legittimi continuatori della civiltà occidentale. Numerosissimi gli affreschi che ornano le oltre 150 chiese rupestri presenti nel territorio materano. Differenti per stile ed epoca accompagnano il visitatore nell’excursus storico-artistico della città e della regione. Unicum nel panorama artistico della pittura parietale rupestre in cui la contrapposizione tra il dipingere liberamente un’ampia parete ed il ripetere tipizzati gruppi iconografici nelle nicchie absidali trova l’amalgama stilistico in un’identica forza espressiva e nel continuo ricamo floreale che avvolge e sostiene le singole figurazioni. L’intero ciclo di affreschi denuncia una chiara mano latina, per il semplice linearismo di sapore provinciale.

LE CROCI

Uno dei maggiori segni universali polisemici serviva a ritmare la vita quotidiana, sottolineando espressioni emotive e stati d’animo. Elemento che non mancava mai nelle pratiche terapeutiche, praticato generalmente con le dita sulla zona cutanea corrispondente al dolore. Il segno della croce si accompagnava anche alle formule scongiuratorie.Il sacro ed il profano si ritrovano misticamente fusi nel momento in cui si invoca la vittoria del Bene sul Male.

NECROPOLI

Nell’intricato tessuto urbano dei Sassi di Matera, la città storica ed i resti di quella archeologica coesistono all’interno dello stesso spazio. “[……] si vedono sedere le chiese sopra le case, e quelle pendono sotto a queste, confondendo i vivi e i morti la stanza. I lumi notturni li fanno parere un cielo disteso e stellato.” Da Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli 1703.

CATTEDRALE DI MATERA

Nel 1270 vengono a compimento i lavori della Cattedrale di Matera eretta sul luogo dove sorgeva un monastero benedettino intitolato a Sant’Eustachio. Posta al culmine della “Civita”, si colloca come il suggello dell’espansione urbanistica della città che nel corso del Duecento venne ad assumere l’aspetto che manterrà per secoli. La cattedrale ha un impianto ancora romanico, con facciata a capanna e motivi di arcate cieche. La decorazione, secondo il logocentrismo medioevale, esprime, attraverso la “Formosa Deformitas”, il concetto di lotta tra il bene ed il male.

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PORTALE DEI LEONI

Non è il portale principale della Cattedrale ma indubbiamente il più importante dal punto di vista decorativo. La sua ricca ornamentazione lo ha reso protagonista di molte dissertazioni tecniche tra i medievalisti interessati al gotico meridionale.

SAN GIOVANNI BATTISTA

Le origini della chiesa di S. Giovanni Battista, già Santa Maria Nova ai Foggiali o S. M. delle Nove, sono legate alle nove penitenti provenienti dalla comunità monastica di Accon, condotte a Matera nel XIII secolo dal Vescovo Andrea. Accanto alla chiesa vi è il convento, anch’’esso risalente al 1233. Abbandonata nel 1480 poiché esposta a scorrerie, la chiesa venne ripristinata nel 1695 assumendo il titolo di S. Giovanni Battista. Nel 1793 furono apportate delle modifiche in seguito al crollo delle tre cupole in asse, quindi, si procedette al rafforzamento del prospetto laterale attraverso la giustapposizione di una muratura di contrafforte.

LA CITTÀ DEL PIANO

L’incontro della Città dei Sassi con quella del piano si è reso evidente dopo i lavori di risistemazione di Piazza Vittorio Veneto compiuti nel 1991. In tale occasione sono stati rinvenuti i Palombari comunali, una torre aragonese e tutta una serie di locali ipogei. Grazie alla scelta progettuale, che con ampi tagli e aperture mette in relazione l’ultima parte dei sassi con la città del piano, centro borghese e commerciale dal quindicesimo secolo alla prima metà del ventesimo, risulta molto evidente la connessione e l’interazione tra i due livelli della città. Seguendo la direttrice che da Piazzetta Pascoli, attraverso Via Ridola conduce in Via Del Corso e da questa in Piazza Vittorio Veneto, da cui si può continuare in direzione Via XX Settembre per ricongiungersi a Via Santa Cesarea, si percorre la prima parte della città del piano che costeggia la zona più alta dei Rioni Sassi. Questa parte della città sviluppatasi in epoca moderna, scandisce il cammino del visitatore attraverso tutta una serie di evidenze artistico-architettoniche che coprono un arco temporale dal 1500 al 1700, a cui si aggiunge una seconda ghiera di architetture edificate all’inizio dell’epoca contemporanea.

SAN FRANCESCO D’ASSISI

La chiesa di San Francesco d’Assisi con la sua facciata settecentesca sorge sulla chiesa rupestre intitolata ai SS. Pietro e Paolo. Qui si conserva, tra gli altri, un affresco che trae sicuramente spunto da un episodio di cronaca del tempo. Un personaggio aureolato, seduto in trono, con il pastorale a tau nella mano sinistra, appare nell’’atto di benedire. Il volto è contrassegnato da alcune ombreggiature rossastre. Accanto a questa figura in cattedra, un altro personaggio in piedi, è ritratto in atto di devoto omaggio. All’estremità destra dell’affresco appare una Madonna orante e sul fondo azzurro si stagliano due edifici gialli, collegati da un festone verde pastello. Dal dibattito tra gli studiosi è emerso che “il personaggio in cattedra non è un papa ma un vescovo, santo e per giunta greco a giudicare dal pastorale a tau, così come il prelato che gli rende omaggio,con mitra ortodossa”. Oggi si tende a collocare il dipinto nel XIII secolo facendolo direttamente derivare dalla koiné culturale creatasi a seguito dell’avvento delle Crociate individuando nel pittore della Visita materana, autore tra l’altro del San Vincenzo e dei due angeli turiferari, un frescante di “estrazione locale: corsivo, estemporaneo e disattento al dettato iconografico”.

CASA GROTTA MATERA

Peculiare di questi luoghi l’uso di dimorare in grotta. Ciò accadde in tempi a noi molto vicini; risalgono infatti agli anni compresi tra il 1950 e la seconda metà dei sessanta, tutta una serie di Leggi Speciali emanate dallo Stato italiano, volte a “risanare” le condizioni di vita del popolo materano. Fu da questo momento che i cittadini di Matera riuscirono a lasciare le abitazioni ipogee nelle quali avevano spesso convissuto con i propri animali. Uno di questi ambienti merita senz’altro di essere visitato, in quanto testimone di un passato a noi prossimo dal punto di vista temporale ma ormai così remoto per quanto riguarda quello sociale.

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