Le nuove pensioni con quota 100 e quota 41: come e da quando

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Le nuove pensioni con quota 100 e quota 41: come e da quando

Il funzionamento di quota 100 e quota 41 è oggetto di grande attenzione da parte dei futuri pensionati. Molti temono la trappola della penalizzazione per l’uscita anticipata dal lavoro. Indispensabile sottolineare come nel programma di governo di riforma delle pensioni non ci saranno tagli per chi sceglierà di andare anticipatamente in pensione. Ci sarà il congelamento dell’aumento dell’età e dei contributi previsti a partire da gennaio 2019. I requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia diventeranno il possesso di 67 anni di età con 43 anni e 3 mesi di contributi versati. Il nuovo anno vedrà l’esordio di quota 100 mentre per quota 41 bisognerà aspettare il 2020.

Come funziona la quota 100

La quota 100 funzionerà così: bisognerà maturare 38 anni di contributi ed avere 62 anni di età. Con il nuovo meccanismo pensionistico non si potrà fare un altro lavoro. Verrà introdotto il divieto di cumulo. Questo perché si vuole favorire il lavoro dei giovani. L’obiettivo è che per ogni due pensionati, ci sia almeno l’assunzione di un ragazzo. Il costo per avviare definitivamente la quota 100 e di 8 miliardi di euro. Il tutto partirà dopo l’approvazione della legge di bilancio prevista per la fine di quest’anno.

Come funziona la quota 41

La quota 41 verrà introdotta solamente a partire dal 2021. Questo nell’ottica della gradualità di spesa che non permette l’avvio contemporaneo delle due formule. La buona notizia è che in questo caso non ci sarà il divieto di cumulo. Questo vale anche per chi andrà in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi. In ogni caso sarà possibile avere la pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni e 10 mesi.

Come funziona la pensione di cittadinanza

L’ultimo step per superare definitivamente la riforma Fornero è costituito dal riequilibrio nel sistema pensionistico. La direzione è quella di andare verso una riduzione delle cosiddette pensioni d’oro per ricavare le somme necessarie da destinare alla nuova pensione di cittadinanza. Chi percepisce un assegno inferiore a €780 avrà un’integrazione verso il nuovo minimo.

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