Pensioni quota 100: giorni decisivi per il varo ufficiale

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La partita finale per il varo di quota 100 si gioca tutta sui tavoli di Bruxelles. Ue e Italia si stanno accordando sul deficit a quota 2,04%. La manovra consentirebbe di approcciare alla questione di quota 100 per far scattare le prime uscite per la prossima primavera.

Analizziamo in che modo il governo sta pensando di introdurre la novità.

Le risorse

La necessità delle coperture economiche per far partire la riforma tanto cara a Salvini e imprescindibile per avere l’ok della commissione europea. L’ultima revisione della Legge di Bilancio ha evidenziato che la disponibilità di cassa è limitata. L’anno prossimo la spesa in più per finanziare le nuove anzianità con requisiti minimi a 62 anni e 38 di contributi si fermerà a 4,7 miliardi, per poi salire a 8 nel 2020 e 7 nel 2021.

In quanti godranno del nuovo regime

Le modifiche apportate all’ultima versione hanno prodotto una riduzione della platea di beneficiari. Ad usufruirne sarebbero 315mila lavoratori. Il governo Sì ma una decisione che si aggira intorno all’ 85% totale del campione, anche se su queste cifre l’Inps non concorda. Verrà applicato un meccanismo graduale costituito da posticipi e disincentivi che accompagneranno la nuova misura,sperimentale per tre anni con la prospettiva, per ora solo dichiarata, di introdurre un requisito unico di anticipo a prescindere dall’ età a 41 anni entro la fine della legislatura.

Assegno in primavera

Lo Start alla nuova misura di quota 100 stato fissato per la prossima primavera. Dovrà essere attuato un decreto legge dopo l’emanazione della legge di Bilancio. Al riguardo non è escluso che venga presentato un emendamento in Senato. I primi trattamenti di quiescenza dovrebbero essere erogati intorno ad aprile. Questo perché il meccanismo delle finestre impone un posticipo di 3 mesi dalla maturazione del requisito per i privati e di 6 mesi per i dipendenti pubblici (3 mesi di preavviso di ritiro + 3 mesi di finestra) i quali potrebbero cominciare a uscire da giugno. Previsto il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro oltre i 5mila euro netti l’anno fino a un massimo di cinque anni.

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