Scuola: Opzione Donna o Quota 100?

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I provvedimenti del governo relativi al varo di quota 100 e alla conferma di Opzione Donna (misure valide per il triennio 2019/2021) messi a confronto. Le lavoratrici della scuola sono chiamate ad operare una scelta immediata. Questo perché, per aderire a quota 100, bisogna presentare la domanda di pensionamento entro il 28 febbraio 2019. Il problema coinvolge le lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1960.

Quest’ultimo è il requisito richiesto per i dipendenti pubblici (mentre per chi lavora nel privato il limite è il 31 dicembre 1959). L’altra condizione è che siano stati maturati 35 anni di contributi.

Il decreto chiarisce al punto 2, che: ” Al trattamento pensionistico di cui al comma 1 si applicano le disposizioni in materia di decorrenza di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122″.

L’assegno pensionistico viene calcolato con il sistema contributivo, questo può portare ad una penalizzazione che va dal 25% al 35%.

La quota 100 viene applicata a chi possiede i seguenti requisiti: 62 anni di età anagrafica e un massimo di 38 anni di contributi. L’accesso a questa forma di anticipo pensione, come confermato da Salvini nella conferenza stampa rilasciata al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato la misura, non prevede ne tagli ne penalizzazioni.

Dal confronto con i due sistemi di uscita anticipata dal lavoro appare dunque evidente come sia più conveniente Quota 100 rispetto all’Opzione Donna. A breve l’Inps dovrà emanare le circolari dispositive per poter fare domanda. Come ricordato più sopra, nel caso in cui la scelta fatta al termine di una valutazione personale ricadesse su questa opzione, occorrerà affrettarsi a presentarla entro il 28 febbraio 2019.

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